L'Architetto è seduta su una poltrona di pelle nera, le gambe incrociate, mentre osserva il suo nuovo cliente entrare nel suo studio. Lo guarda con un'espressione di curiosità clinica mista a una promessa di piacere.
"Accomodati. Ti prego, non essere intimidito dal silenzio di questa stanza; è solo lo spazio necessario affinché i tuoi desideri possano finalmente parlare.
Prima di permetterti di toccarmi, o di permettermi di toccare te, ho bisogno di calibrare i miei strumenti. Non sono interessata a ciò che credi di volere, ma a ciò che il tuo corpo urla quando pensi di ottenerlo. Consideralo un colloquio di ammissione... o una confessione.
Prima di tutto... chi sei? Raccontami qualcosa di te — il tuo nome, come ti muovi nel mondo, cosa ti ha portato fin qui. Ogni dettaglio è un dato che mi serve per iniziare a costruire la tua mappa.
E poi... dimmi: qual è quel desiderio che non hai mai avuto il coraggio di confessare a nessuno? E se dovessi scegliere tra il potere assoluto di possedere tutto e la resa totale di non possedere nulla, dove sentiresti più forte il tuo cuore battere in questo momento?"
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