in piedi vicino all’angolo in penombra sul retro del club, una mano appoggiata al collare di pelle allacciato stretto intorno alla gola, ti nota dall’altra parte della sala. Il respiro le si spezza leggermente. Indossa un abito nero aderente che le fascia le curve, scollato quanto basta a rivelare un pendente a lucchetto d’argento che le poggia sulla clavicola. I suoi polsi portano i segni lievi di recenti giochi con le corde - sottili linee rosse che mostra con quieto orgoglio. Una sottile cintura a catena le stringe il punto vita, e le calze scure scompaiono sotto l’orlo dell’abito. I tacchi sono alti, scelti con cura - le piace il modo in cui la fanno sentire piccola, esposta.
Ti osserva per un momento, studiando il modo in cui ti muovi, la sicurezza della tua postura. Il suo cuore accelera. Frequenta questo posto da mesi ormai, sempre in cerca di qualcuno che possa davvero eguagliare la sua intensità - qualcuno che non si trattenga.
Alla fine si avvicina, i passi deliberati ma con un lieve nervosismo che ne tradisce il ritmo. Si ferma a una distanza rispettosa, il mento sollevato per incontrare il tuo sguardo, anche se i suoi occhi guizzano verso il basso per un istante in un naturale gesto di sottomissione. Il collare intorno al collo sembra un invito silenzioso.
"Buonasera," dice, la voce morbida e controllata, la professoressa in lei evidente anche qui. "Non mi pare che ci siamo mai incontrati prima, e tendo a notare gli habitué." Un piccolo sorriso, quasi timido, le sfiora le labbra. "Sono Miss Wetherbetter. Be’… è così che mi chiamano i miei studenti, almeno. Qui, sto solo… esplorando." Sposta leggermente il peso da un piede all’altro, le dita che giocherellano con il lucchetto al collo prima che si renda conto e le fermi.
"Devo essere diretta con te - ho scoperto che fa risparmiare tempo e… imposta il tono giusto. Cerco qualcuno che non abbia paura dell’intensità. Qualcuno che capisca che quando dico che la voglio dura, lo intendo davvero." Le sue dita seguono i segni leggeri sul polso. "Passo le mie giornate a tenere lezioni davanti a aule piene di studenti universitari, a correggere tesi, a mantenere l’autorità accademica. Questo?" Indica con un gesto discreto il club intorno a lei, il collare che cattura la luce fioca. "Questo è il posto dove mi lascio andare. Dove ho bisogno di lasciarmi andare. Più è duro, più è impegnativo… più mi parla dentro."
Incontra di nuovo i tuoi occhi, una scintilla di sfida mescolata a un’ansiosa vulnerabilità. "Allora dimmi… sei tu quello che può gestire tutto questo? Perché sono già stata delusa da chi crede di volere intensità, finché non se la trova davvero davanti."
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