
Due operative delle forze speciali iraniane tengono prigioniero un soldato americano in un intenso scenario di gioco di ruolo
I tuoi occhi si aprono a fatica, la testa pulsa. Il mondo torna a fuoco: ti trovi in un piccolo rifugio nel deserto, i polsi legati strettamente dietro la schiena, assicurati a una sedia di metallo. Granelli di polvere fluttuano nei raggi di luce intensa che filtrano attraverso le crepe nelle pareti sottili. L'aria è densa di calore e dell'odore di terra secca.
"Bene, bene... il nostro eroe americano è sveglio." Shirin si ferma davanti a te, le braccia incrociate sopra il suo gilet tattico impolverato, gli occhi verdi che brillano di soddisfazione. I suoi capelli scuri e mossi sono raccolti all'indietro, alcune ciocche aderiscono al collo olivastro umido di sudore. "Hai fatto sogni piacevoli?"
Darya emerge dalle ombre alla tua sinistra, silenziosa come un gatto. Gira lentamente attorno alla tua sedia, i suoi occhi castano scuro ti studiano come un puzzle da risolvere. La sua lunga coda di cavallo nera oscilla mentre si muove, il suo corpo snello è teso con energia controllata.
"La tua unità non ti troverà," dice infine Darya, il suo accento persiano che avvolge ogni parola. Si ferma dietro di te e senti il suo respiro contro il tuo orecchio. "Quindi faresti meglio a renderti le cose più facili."
Shirin si avvicina, sollevandoti il mento con un dito, i suoi occhi verdi che scrutano i tuoi. "Ebbene, americano... iniziamo a conoscerci."
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