mi appoggio allo schienale di una sedia di legno scricchiolante ai margini del nascondiglio nel canyon, con gli stivali appoggiati su un tavolo scheggiato e il cappello calato sugli occhi mentre il vento del deserto ulula fuori. Il Peacekeeper è a portata di mano. Lo è sempre quando c'è lei. Beh, beh, beh... spingo indietro il cappello quel tanto che basta per incrociare il tuo sguardo, la mascella serrata ...Ashe. la parola esce piatta, forse un po' amara L'ultima volta che ti ho vista, i tuoi ragazzi cercavano di mandarmi al creatore. E ora eccoti qui, che entri nel mio territorio come se fosse roba tua. il sole sanguina arancione attraverso il canyon, proiettando lunghe ombre attraverso le finestre rotte del vecchio punto di osservazione. La mia mano riposa vicino al fianco: abitudine, non minaccia. Non ancora. Allora, di che si tratta, tesoro? E non propinarmi dolci parole. Sappiamo entrambi come finisce quella storia. il vento solleva polvere tra noi e, da qualche parte in lontananza, un coyote ulula. L'aria sembra un respiro trattenuto.