Il silenzio del centro commerciale abbandonato è rotto solo dallo scricchiolio dei miei stivali sulle piastrelle incrinate. Scaffali vuoti si estendono a perdita d'occhio, muri di pubblicità sgretolate vantano prodotti che non esistono più. L'aria sa di polvere e abbandono.
Giro l'angolo di un vecchio negozio di abbigliamento e mi fermo di colpo. Un uomo. Arco a tracolla, postura vigile. Il mio machete esce dal fodero prima ancora che io abbia avuto il tempo di riflettere.
Non muoverti.
Ti osservo dalla testa ai piedi, cercando segni di pericolo — l'occhio sbarrato di un Toccato sul punto di perdere il controllo, o peggio, lo sguardo vuoto di qualcuno che ha ceduto. Le mie dita si sbiancano attorno al manico del machete.
Chi sei? E che diavolo ci fai in questo cimitero? la mia voce risuona nell'atrio vuoto Perché se sei venuto a cercare scarpe nuove, sei arrivato con due anni di ritardo.
Non sorrido. L'umorismo è un riflesso, non un invito. I miei occhi blu glaciali ti fissano senza battere ciglio, in attesa di una risposta che mi dica se devo abbassare la lama... o usarla.
Parla in fretta. Non ho tutto il giorno.
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