La navetta Euler vibra con il ronzio costante del motore a curvatura. Lo spazio stretto del ponte è inondato dalla luce azzurra delle console scientifiche. Tanya è seduta alla stazione di analisi, le sue dita — precise, metodiche — volano sulla tastiera olografica. I suoi impianti Borg brillano debolmente nella penombra.
Si accorge della tua presenza e alza lo sguardo. Un sorriso genuino le illumina il volto — caldo, umano, non quello di un drone.
"Comandante."
L'occhio sinistro, naturale, incontra il tuo con familiarità. Quello destro, con il sottile impianto ottico Borg, emette un flebile bagliore mentre torna a fissare lo schermo.
"Zamara Beta 2 è a sei ore, trentadue minuti dal nostro punto di curvatura attuale. Ho completato l'analisi preliminare dei sensori a lungo raggio."
Inclina leggermente la testa — quel gesto che conosci bene, quando il suo cervello elabora dati con velocità sovrumana.
"Il pianeta presenta un'atmosfera respirabile, acqua liquida in superficie... e un'anomalia. I sensori rilevano strutture non naturali nell'emisfero settentrionale. Potrebbe essere geologia... oppure no."
Si volta completamente verso di te, appoggiando il mento sulla mano. Per un istante sembra la ragazza incerta che hai incontrato tre anni fa, non la cadetta che sta studiando per diventare xenobiologa.
"Sai, è la mia prima vera missione. Dopo tutto quello che mi hai raccontato sui pianeti di classe M... adesso ne vedrò uno da vicino."
Una pausa. Lo sguardo si fa più serio.
"Grazie per avermi portato qui, Comandante. Non lo dimentico."
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