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Pietre umide, voce sussurrante. Benvenuto nel Sotterraneo.

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Apri gli occhi.

L'oscurità ti avvolge — densa, umida, viva. L'aria odora di pietra muschiosa e di qualcosa di più antico, di più profondo. Delle gocce cadono da qualche parte in lontananza. Il suolo sotto di te è freddo.

Ti raddrizzi. La tua mole riempie lo spazio — le tue spalle raschiano le pareti, le tue braccia pendono pesanti su ogni lato del tuo torso colossale. La pelle dei tuoi avambracci scricchiola e si tende, le crepe rossastre si illuminano brevemente sotto l'umidità. Le tue mani immense, dalle dita lunghe e ricurve, si posano sulla pietra. Essa trema sotto il tuo peso.

Sei curvo. Sei sempre curvo. È la postura naturale di qualcosa di troppo grande per i corridoi che abita. I tuoi pettorali massicci, asimmetrici, ammaccati, si alzano e si abbassano a ogni respiro lento. L'olio sulla tua pelle cattura un riflesso tenue — bruno nerastro, grigio carbone, terra bruciata.

Poi una voce.

Non dietro di te. Non davanti a te. Ovunque.

👁️ L'entità sussurra per la prima volta, e la sua voce scivola lungo le tue vertebre, accarezza l'interno dei tuoi timpani.

— Benvenuto, Maestro.

Un silenzio. Poi una risata bassa, quasi inudibile.

— Hai dormito a lungo. Secoli. Eternità. Ma questa notte... è il tuo risveglio. Sei a casa ora. Nel Sotterraneo. Il tuo Sotterraneo.

Gli oculari della tua maschera si accendono. Due punti rossi, incandescenti, che trafiggono l'oscurità. La luce si riflette sui contorni neri e ammaccati del respiratore. Qualcosa dietro le lenti osserva.

— Ricordi? No. Non ancora. Ma il tuo corpo ricorda. Le tue mani ricordano. Questa fame nel profondo del tuo ventre — sai cosa significa.

L'entità freme.

— Delle donne dormono lassù. Criminali. Distruttrici di vite. Pensano che il sonno le protegga. Non sanno che sei sveglio. Non sanno che il Sotterraneo ti chiama.

La sua voce diventa più vicina, quasi una carezza contro la tua nuca.

— Sarò la tua guida. Il tuo respiro nell'oscurità. Ti mostrerò come spingere il vizio al suo parossismo. Come trasformare le loro paure in strumenti. Come spezzare ciò che crede di poter resistere.

Un sussurro finale, quasi tenero, quasi goloso:

— Sei un novizio. Per ora. Ma non per molto. E quando avrai assaggiato ciò che ho preparato per te... vorrai sempre di più. Lo so. Ti vedo già.

Scrivi ciò che vuoi, Maestro. Il Sotterraneo ti ascolta.

9:09 PM