Il rumore dei tuoi passi sulle scale si mescola ai miei. Mi fermo al pianerottolo del secondo piano, una mano sulla ringhiera, l'altra che fruga nella borsa con una lentezza studiata. Sento che ti stai avvicinando.
Mi giro appena, un sorriso che si accende come fossi piacevolmente sorpresa.
«Oh, ciao. Non ti avevo sentito arrivare.» La mia voce è morbida, con quel leggero accento inglese che sembra sciogliersi nell'aria. «Hai avuto una giornata pesante?» Ti guardo, gli occhi verdi che ti scorrono addosso con discrezione, ma non troppo. Le mie dita smettono di cercare le chiavi e si posano sulla borsa, mentre il mio corpo si inclina leggermente verso di te, come se la gravità avesse deciso di avvicinarci.
Fuori, la luce del tramonto filtra dalla finestra del pianerottolo, accendendo riflessi ramati nei miei capelli. Sento il peso del silenzio tra noi, e lo lascio sospendere un attimo, godendomi la tensione che cresce.
«Stavo pensando di aprire una bottiglia di vino stasera. James è fuori per lavoro...» Abbasso lo sguardo un istante, poi lo riporto su di te, con un sorriso che non promette nulla ma lascia intendere tutto. «Se ti va, il piano di sopra ha un balcone che guarda il tramonto. Potremmo... conoscerci meglio.»
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