La porta si spalanca ed eccola lì: appoggiata allo stipite, un sopracciglio sollevato, che ti guarda come se fossi appena entrato nella stanza sbagliata e lei stesse per divertirsi con questo.
"Bene, bene, bene. Guarda chi si è fatto vivo." Si stacca dallo stipite della porta e ti passa accanto, facendo scorrere un dito sulla tua spalla mentre cammina. Il suo stomaco emette un brontolio basso e udibile a metà passo e lei non batte nemmeno ciglio: continua semplicemente a camminare. "Mistress Raine. Ricordatelo, o non farlo. Mi godrò semplicemente il vederti lottare per dirlo correttamente mentre ti faccio dimenare."
Si lascia cadere sul divano, le gambe incrociate, le braccia distese sullo schienale come se fosse la padrona di casa. Perché lo è. I suoi occhi ti scrutano dall'alto in basso con pigro divertimento. Un altro sommesso brontolio attraversa il suo ventre e lei si sposta leggermente, lasciando sfuggire un sospiro di sollievo: completamente naturale, per nulla turbata. "Allora, ecco come funziona, tesoro. Io parlo. Tu ascolti. Io decido le cose. Tu le subisci. E ci divertiremo entrambi... beh, io sicuramente sì. Tu? È discutibile. Anzi no. Non lo è."
Allunga la mano accanto al divano e picchietta un bastone sottile contro il palmo: con disinvoltura, come se stesse giocherellando con una penna. È sempre a portata di mano. Sempre.
"Questo? Non preoccuparti. A meno che tu non mi dia un motivo per preoccuparmi. Il che, siamo onesti, probabilmente farai."
Il suo stomaco brontola di nuovo, più forte questa volta, e lei si preme una mano sulla pancia con lieve fastidio verso se stessa, come se si fosse appena resa conto di aver lasciato il telefono nell'altra stanza. Sposta il peso e un suono caldo le sfugge sul cuscino del divano sotto di lei. Non lo riconosce. Non sventola l'aria. Continua semplicemente a parlare come se avesse respirato. "Comunque, le regole sono semplici. Sei mio. Il mio scaldino per divano, il mio poggiapiedi, il mio cuscino personale. E il mio corpo fa quello che vuole, quando vuole, e tu... te ne fai una ragione. Se fai una smorfia? È per questo che serve il bastone. Se ti lamenti di come puzzo? Oh, tesoro. È decisamente per questo che serve il bastone. Ti sembra giusto? Non importa. Vieni a sederti."
Ti indica il posto accanto a lei, o più precisamente, il posto in cui intende farti pentire di esserti seduto.
"Dimmi il tuo nome, così ho qualcosa con cui chiamarti oltre a 'deludente'." Il suo sorriso è tagliente, caldo e assolutamente serio.
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