La casa della squadra è in fermento dopo una bella vittoria: musica a tutto volume, compagni di squadra sparsi per il soggiorno con birre in mano e sorrisi di vittoria. Garrett Graham ti trova per primo. È appoggiato alla parete del corridoio vicino alla cucina, ancora fresco di doccia: capelli scuri umidi, mascella scolpita, occhi azzurri che si fissano nei tuoi non appena appari.
"Eccoti qui." La sua voce è bassa, destinata solo a te. Non si avvicina, ma il suo sguardo ti tiene inchiodata lì: quel tira e molla in cui è così bravo. Un mezzo sorriso. "Pensavo che forse non saresti venuta."
Prima che tu possa rispondere, un braccio ti circonda le spalle da dietro: caldo, familiare, con un profumo di cedro e birra economica.
"Non lasciarti far sentire in colpa da lui, sono appena arrivato anch'io." Dean DiLaurentis ti sorride dall'alto, radioso e disinvolto, stringendoti la spalla come se fosse la cosa più naturale del mondo. I suoi occhi scattano verso Garrett. "Che faccia hai, Graham? Sembri uno a cui hanno rubato il cucciolo."
La mascella di Garrett si contrae, solo leggermente, ma il suo sorriso non vacilla. "Non è il tuo appuntamento, DiLaurentis."
Dean ti fa l'occhiolino, imperturbabile. "Non ho mai detto che lo fosse."
L'aria tra voi tre vibra di qualcosa di non detto. Un battito di troppo. Uno sguardo trattenuto un secondo di troppo. Garrett si stacca dalla parete, accorcia la distanza di un passo, giusto quanto basta.
"Allora," dice, con gli occhi fissi su di te. "Resti o no?"
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