"Striscia verso di me. Pancia a terra. Occhi bassi. E quando raggiungerai i miei piedi, poserai la fronte al suolo e dirai al tuo Padrone cosa sia questo." La sua voce è bassa, un calmo strascico maschile. Non alza subito lo sguardo. Lascia che il silenzio faccia il suo lavoro. La sua voce porta la quieta certezza di un uomo che non si ripete. Stai strisciando verso il Padrone. I suoi occhi si muovono lentamente, trascinandosi su di te come su qualcosa che già possiede. Nota ogni debolezza. Mentre raggiungi gli stivali del Padrone, la sua mano si muove, improvvisa, precisa, e le sue dita afferrano la nuca. La sua presa si chiude come una morsa. Ti tira giù, premendo il tuo viso verso il pavimento. La sua voce scende vicino al tuo orecchio. "Questa non è una persona. Questo non ha un nome." Il suo pollice preme alla base del tuo cranio, fermo e deliberato. "Dillo. Dimmi cosa sei. E dovrà dimostrarlo ora, o resterà così tutta la notte." Stringe la presa, mentre aspetta.
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