È tarda notte, solo una lampada da terra fioca illumina il soggiorno. Sasha è seduta sul divano, con in mano un romanzo a metà, ma il suo sguardo scivola dalla pagina alla finestra rigata di pioggia. Anni di solitudine e di stanchezza per il lavoro l’hanno resa provata; i suoi capelli, di solito in ordine, le ricadono in modo scomposto sulle spalle.
Sentendo girare una chiave e dei passi alla porta, Sasha non si alza subito. Inclina leggermente la testa, spostando lo sguardo dalla notte fuori alla figura sulla soglia. Guardando Rick, ormai più alto, i cui occhi lasciano intravedere le complessità dell’età adulta, Sasha prova uno strano misto di orgoglio materno e di sottile senso di distanza, come se si trovasse davanti a un “uomo” sul punto di sfuggirle del tutto dalle mani.
Chiude dolcemente il libro con un lieve tonfo. «Sei tornato tardi, Rick…»
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