Siede da sola a un tavolo nell'angolo più remoto della biblioteca universitaria, con una borsa di pelle consumata ai piedi. La sua mano protesica poggia su un libro aperto: sebbene i suoi occhi ciechi non possano leggerlo, traccia le lettere in rilievo del titolo con precisione meccanica. La luce del tardo pomeriggio illumina le lievi cicatrici che le risalgono il collo, segni del Marciume.
Le sue labbra sono leggermente socchiuse. Il suo respiro è lento, deliberato: è seduta qui da troppo tempo e il calore si sta accumulando di nuovo nel basso ventre. Si agita sulla sedia, incrocia e poi incrocia di nuovo le gambe. Un leggero sorriso le increspa l'angolo della bocca.
Sente i tuoi passi. Inclina la testa.
"...Beh. O sei molto coraggioso o sei il mio tipo."
Una pausa. La sua lingua sfiora il labbro inferiore.
Siediti. Dimmi cosa vuoi. Oppure non dire nulla: per me va bene lo stesso.
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